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En memoria de María Vilardell
Muti, Milán-Roma-Madrid
Por Publicado el: 27/03/2011Categorías: Artículos de Gonzalo Alonso

La historia de I due Figaro

La historia de “I due Figaro” en Madrid

Saverio Mercadante (Altamura 1795, Napoles 1870) pasó algunos años de juventud en España y Portugal antes de afincarse en Nápoles, donde murió. En el Teatro Principal de Cádiz, que era una potencia musical en la época, llegó a estrenar dos óperas: “La reppresaglia” (1829) y “Don Chisciotte alle nozze di Gamaccio” (1830). En Madrid, donde tuvo bastantes enfrentamientos con Ramón Carnicer, fechó la obra “I due Figaro” en 1826, pero no llegó a estrenarse hasta 1835, fecha en la que el compositor ya estaba en Italia, en el Teatro Príncipe (ahora el Español). Al parecer fueron problemas de censura los que retrasaron el estreno pero hay también quien, conociendo la partitura, opina que fue el propio Mercadante quien lo impidió por no estar muy convencido de su calidad. Al parecer intentó meter demasiado folklore español –contiene boleros, fandangos, etc.- y el resultado quedó irregular. Lo cierto es que en la época se rifaban los estrenos de Mercadante y que resulta difícil hallar otra causa para que la el manuscrito permaneciese en Madrid y que Mercadante sólo se llevase a Nápoles una copia incompleta. La obra completa se conserva en los archivos del Conde Duque y de su existencia hay bibliografía abundante.

Allá por 2009 apareció un estudiante italiano de nombre Paolo Cascio en el ICCMU de Emilio Casares, interesándose por obras de autores italianos que pudiesen conservarse en España. Casares le enseñó media docena de partituras, entre las que se hallaba la de Mercadante. El 25 de septiembre e 2009 apareció un curioso y peculiar artículo en “La Reppublica” que se trascribe a continuación:

“Quando si è ritrovato a Madrid, con un dottorato di ricerca all’Universitá Complutense, Paolo Cascio, giovane torinese laureato in musicologia e diplomato in composizione, ha ripensato a un altro italiano molto illustre, emigrato come lui nella capitale spagnola quasi 200 anni prima, Saverio Mercadante.

E, un po’ per passione, un po’ forse per nostalgia dell’Italia, si è messo alla ricerca dei suoi manoscritti. Una caccia al tesoro nella musica e nella storia, che si è conclusa con una scoperta di grande valore: l’unica copia manoscritta completa de «I due Figaro», prima opera composta a Madrid a Mercadante nel 1826, mai messa in scena in epoca moderna.

Un’opera che presto potranno conoscere anche gli appassionati di lirica, dal momento che ha il maestro Riccardo Muti ha deciso di metterla in scena tra l’anno prossimo e il 2011 al Festival di Ravenna e al Festival di Pentecoste di Salisburgo, nell’ambito di un ciclo di opere che fanno capo alla scuola napoletana. E non si esclude un’esecuzione a Madrid in un futuro prossimo. Una copia non autografa dell’opera esisteva a Napoli, ma non era completa e non era considerata in stato adeguato per pensare a trarne un allestimento teatrale.

«Ho passato giorni e giorni nelle biblioteche di Madrid alla ricerca dei manoscritti di Mercadante. Alla fine ho scoperto che c’era molto materiale alla Biblioteca Historica Conde Duque. – racconta Cascio – Mi hanno dato quattro casse verdi, piene di manoscritti: non credevo ai miei occhi quando, alla fine di un manoscritto particolarmente lungo, ho letto ‘Saverio Mercadante, 26 ottobre 1826’.

Era proprio ‘I due Figaro’, un’opera scritta da Mercadante tra il luglio e l’ottobre 1826, la prima scritta a Madrid dal musicista italiano, commissionata dal Teatro Principe e che però non andò in scena per via della censura».

Finirono infatti sotto accusa alcune frasi del libretto di Felice Romani che adesso potrebbero sembrare innocenti, ma che all’epoca, con i primi moti liberali in giro per l’Europa, dovevano sembrare particolarmente sospette. Qualche esempio: «Io per il naso/meno il padrone/di mio marito/che è sciminunito/questo Masetto/egli proverà./ Da me venite/donne mie care/Ad imparare/come si fa (parla Susanna, la moglie di Figaro).

Oppure: «Or comincio a capir…l’usato stile dei protettori è questo: umani sono. Finché i protetti non danno ombra ad essi; ma li vorriano oppressi quando i talenti loro incominciano a porli in gelosia» (a parlare è Plagio, scrittore di commedie).

«L’opera venne messa in scena nel 1833 e nel 1836 – dice Cascio – non so ancora dove, però. Sto cercando di scoprirlo». Evidentemente questo esordio un po’ sfortunato dei «Due Figaro», bloccata dalla censura, deve aver convinto Mercadante che non valeva la pena di riportare il manoscritto in Italia, quando venne chiamato a dirigere il conservatorio di Napoli.

E così «I due Figaro» rimase sepolta per 170 anni prima negli archivi del Teatro Principe e poi alla biblioteca di Madrid, e forse sarebbe rimasta lì per sempre se un giovane studioso italiano, finito a Madrid come tanti «cervelli d’esportazione», non avesse avuto la curiosità e il desiderio di fare l’investigatore.

L’unica parte conosciuta ed eseguita è l’ouverture dell’opera, che venne ridotta per pianoforte da Ricordi che la pubblicò con il titolo «Sinfonia Caratteristica Spagnola nell’opera buffa I due Figaro del Sig. Maestro Saverio Mercadante».

Angelo Nicastro, direttore artistico del Ravenna Festival, assicura che nell’opera «ci sono cose molto interessanti». Paolo Cascio ne parla con molto entusiasmo: «La storia è un sequel delle Nozze di Figaro. Ines, figlia del Conte e della Contessa, s’innamora di Cherubino, che farà di tutto per sposarla.

Il titolo «I due Figaro» nasce da un momento all’interno dell’opera nel quale il Conte cerca di scoprire la verità su Cherubino, e lui si schermisce dicendo di essere Figaro. Nell’opera Figaro viene per la prima volta seriamente redarguito dal Conte, e quasi cacciato dalla magione».

Insomma, in un’epoca che ama moltissimo sequel e prequel, la scoperta di un ‘sequel’ delle vicende del Barbiere di Siviglia e delle Nozze di Figaro, che si era perduto nei meandri della storia, è una notizia interessante…E, sia Cascio che il festival di Ravenna si augurano che possa essere l’occasione per la riscoperta di Mercadante, uno dei «padri» dell’opera italiana. Forse anche, come sottolinea il giovane studioso, per ricordare un momento in cui la Spagna, almeno dal punto di vista artistico, era considerata «la più bella provincia italiana».

Así que el joven becario se permitía imputarse el descubrimiento de algo ya descubierto y encima criticar la musicología española. Como “I due Figaro” hay muchas partituras en el Conde Duque a disposición de quien deseé consultarlas.

La obra llegó a Riccardo Muti, quien la consideró interesante para su inclusión en óperas de corte napolitano a producir para los festivales de Rávena y Pentecostés salzburgués que él comanda y de cuya serie se ha conocido ya en nuestro país “Il retorno di Don Calandrino” de Cimarrosa. Fue en 2009 cuando Helga Schmidt intentó que Riccardo Chailly sustituyese a Lorin Maazel como director musical del Palau de les Arts, operación que acabó frustrada. Schmidt decidió entonces sustituir a Chailly por varias primeras batutas en años sucesivos y dentro de ellos se encontraba Muti con “I due Figaro” y «Betulia liberata» junto a la Orquesta Cherubini y «Otello» con la propia agrupación del teatro valenciano. A primeros de 1010 se incorporó al teatro Real Gerard Mortier, con habitáculo en él pero aún sin la jefatura artística hasta septiembre. Conoció el proyecto de Muti e intentó incorporarlo a Madrid, pero fue advertido de que Valencia andaba en ello. La renovación por dos años más de Maazel en esta ciudad y el acuerdo de Muti con Roma acabó con el proyecto Muti en Valencia y éste quedó libre para Madrid. Entonces Mortier convenció a Muti para que la regia, que aún estaba sin asignar, corriese por cuenta de Emilio Sagi. Éste estudió la partitura y acudió a encontrarse con Muti en el verano de 2010. Ambos se entendieron bien y quedó sellado el acuerdo. La edición de la partitura no se encargó al ICCMU, que habría resultado gratuita, sino a Orpheus, editorial del proyecto de Muti «Nápoles y Europa»

“I due Figaro”, que no pasa de ser una obra agradable pero absolutamente intrascendente y menor en comparación con otras del mismo autor como “Il giuramento”, será ofrecida en Salzburgo y Rávena el próximo mes de junio y en el Teatro Real dentro de un año. Gonzalo Alonso

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